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Perché Elkann ha ancora rivendicato i 38 scudetti

Senza polemica e con estrema naturalezza, John Elkann ha ribadito che, per chi possiede la Juventus da 100 anni, ovvero la famiglia Agnelli, gli scudetti sono 38 e non 36, come dice la Federazione. Il numero è caduto nella frase in cui John ha parlato dei titoli vinti dalla squadra maschile e di quelli vinti da quella femminile: non era una rivendicazione precisa o una provocazione, ma la semplice constatazione che il tempo non ha cambiato né smussato la posizione della Juventus e della sua proprietà riguardo le vicende di Calciopoli.

Juve A-Juve B 2-0: Locatelli e Bonucci in gol, poi scendono in campo i tifosi

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Insomma, il tema non ha perso rilevanza per gli Agnelli e gli Agnelli non hanno cambiato idea. Perché? Perché il tempo non ha cancellato quanto era emerso nel corso del processo penale di Napoli, fra il 2008 e il 2011, ovvero:

1. Che secondo la prima sentenza penale l’unico campionato oggetto di indagine (2004/2005) non risultava falsato. E, per citare le parole esatte della giudice Maria Teresa Casoria: «trattandosi di reato di tentativo di frode sportiva questo non ha la necessità della conferma, che il dibattimento in verità non ha dato, del procurato effetto di alterazione del risultato finale del campionato di calcio 2004/2005 a beneficio di questo o quel contendente».

2. Che durante i processi sportivi le cui sentenze avevano privato la Juventus di due scudetti, non era stato garantito il diritto alla difesa, visto che solo una piccola parte delle intercettazioni era stata prodotta. Quella atta a dimostrare la colpevolezza della Juventus, escludendo scientificamente quelle che accusavano (anche gravemente) altre squadre.

3. Che uno di quegli scudetti è stato assegnato proprio all’Inter, la squadra con le pendenze più gravi in seguito alla scoperta delle altre intercettazioni (vedi la relazione del procuratore federale di allora, Stefano Palazzi).

Pogba tranquillizza la Juve

È dal 2011 che Andrea Agnelli cerca giustizia per questi tre punti, venendo rimbalzato da una dichiarazione di incompetenza a un’altra, senza che nessun giudice di qualsiasi ordinamento o grado si prenda la responsabilità di affermare anche solo che la Juventus ha torto. Tra prescrizioni e incompetenze tutti decidono di non decidere, nella speranza che il tempo e la noia ricoprano di polvere le rivendicazioni bianconere. Riaprire quella vicenda potrebbe essere imbarazzante per molti che sulla, in fondo confortante, certezza che la Juventus fosse l’unica colpevole hanno costruito carriere e scritto la storia a loro modo. È molto probabile che Calciopoli non sarà mai oggetto di una revisione giuridica, semmai storica, quando sarà passato abbastanza tempo perché nessuno sia imbarazzato dalla verità totale e non parziale. Nel frattempo ognuno conterà gli scudetti a suo modo, dimostrando che in fondo anche la matematica può essere un’opinione.

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