Everything everywhere all at once non meritava 11 nomination

Le nostre considerazioni sulle nomination degli Oscar 2023, tra film sopravvalutati, scelte giuste per i migliori attori e attrici e grandi snobbati.

Undici nomination! 11! Sapete quante sono undici nomination agli Oscar? Un sacco, ecco quante sono, per esempio sono più di dieci, e sapete bene che “dieci” significa “tanto”. Sono anche quelle che si è messo in saccoccia Everything Everywhere All At Once, il caso cinematografico del 2022 che da qualche parte ho visto efficacemente descritto come “due ore di balletti di TikTok” e che nella mia testa è classificato nella categoria “Anche Meno”. Undici! Sono veramente tantissime, più di quelle che si meritava? Secondo me sì, e non è l’unica ingiustizia, ovviamente, perché il bello delle nomination agli Oscar è che è uno di quei momenti dell’anno in cui è concesso sfogarsi e dire cose orribili e spesso pregiudiziali sulla selezione, sulla cerimonia, sui film candidati e quelli snobbati. Perché tanto la regola numero uno degli Oscar è che gli Oscar non vanno mai bene, e la regola numero due dice che sono in declino da quando esistono, più o meno; ed è per questo che continuiamo ad aspettarli come la venuta annuale del Messia, e non vediamo l’ora di commentarli e spiegare perché fanno schifo e non vale proprio più la pena seguirli. Quest’anno è l’ultimo, guarda, te lo dico.

Partiamo dalle cose belle: Top Gun: Maverick, il blockbuster perfetto, è tra i candidati come Miglior film, una scelta che ha perfettamente senso non solo perché Maverick è un filmone, ma perché – avete mai fatto caso al fatto che quando si parla di “Miglior film” l’Academy associa ai titoli i nomi dei produttori e non del regista? È un premio non tanto al film più bello quanto a quello confezionato meglio (sono convinto che questo equivoco sia alla base del 90% delle polemiche anti-Oscar), e Maverick è un’operazione clamorosa in questo senso, anche e forse soprattutto per il tipo di sequel che è, cioè uno che riprende lo spirito del predecessore ma non ha paura di aggiornarlo – anche tecnicamente – per andare oltre l’operazione nostalgia e affermarsi come opera attuale e vitale.

Tanto tutti questi discorsi sono inutili perché quella statuetta la vincerà Steven Spielberg, che con The Fablemans ha appoggiato il suo metaforico membro sul tavolo dimostrandone la possanza ineguagliabile. The Fablemans vincerà tante cose, a occhio tutte meritate, e l’unico suo vero concorrente in termini di impatto statuettistico è appunto Everything Everywhere All At Once (EEAAO).

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Courtesy of A24

Ora: non odio Everything Everywhere All At Once. Non mi è piaciuto, l’ho trovato irritante sia nelle cose che diceva, sia soprattutto come le diceva, e lo dico da fan di Michael Bay e del sovraccarico, eh!, ma mi ha dato l’impressione di un film nel quale lo stile e l’eclettismo servono solo a nascondere una certa confusione oltre che povertà di idee – oltre a trovare incredibile che certe gag siano passate come colpi di genio quando se le avessimo viste in un film dei Vanzina fatte da Boldi e De Sica avremmo gridato “forse stiamo esagerando!”. Ma non è questo il punto, credo, io sono una persona e una voce, ma non una voce che vota per questi premi, quindi il mio parere vale il giusto. E sono in realtà anche felice che un film a medio budget, con una sceneggiatura originale e senza alcun debito verso il canone Marvel, un film che secondo me sbaglia ma che lo fa per troppo entusiasmo, un film vivo insomma, abbia trovato spazio prima in sala, sgomitando tra i metaforici cartonati di eroi che dominano il box office, e ora agli Oscar 2023.

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Courtesy of the Academy

Quello che non mi piace è la reazione eccessiva, questa tendenza che abbiamo a trasformare le cose semplicemente carine in oggetti di culto, capolavori, questa nostra costante ricerca di qualcosa che ci possa far dire “ecco un film bello come i film di una volta!”, perché poi è quello il punto: undici nomination a Everything Bla Bla Bla sono la conseguenza di una crisi qualitativa generalizzata e della nostra conseguente fuga nel passato, questo nostro idolatrare quello che era perché quello che è ci sembra sempre più mediocre. E quindi basta un film un po’ curioso e con una fiammella vitale per generare un nuovo culto.

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Courtesy of A24

Le 11 nomination di Everything Everywhere All At Once non saranno troppe?

L’INTERO CAST DEL FILM in pratica è stato candidato agli Oscar. I registi, ovviamente. Il montaggio, proprio quella cosa che mi ha ammazzato ogni fantasia e ogni voglia di vivere, ma ehi, ripeto, mica faccio io la selezione. I costumi, la canzone originale (vi giuro che non ve la ricordate anche se avete già visto il film, non fate finta che non sia così). Qualsiasi cosa. Sono contento di vederlo agli Oscar, non sono contento di vederlo dominare perché non abbiamo più il senso della misura.

Oscar 2023: nomination giuste e grandi dimenticati

Ciò detto, altre considerazioni sparse:

1 - dopo Tre manifesti a Ebbing, Missouri Martin McDonagh ci riprova giocando in casa con un irlandesissimo film che ha una banshee nel titolo originale (Gli spiriti dell'isola in italiano). Martin McDonagh è anche uno con un curriculum impeccabile e uno dei migliori al mondo quando si tratta di scrivere un film: qualcosa vincerà e se lo merita

2 - lo snobbato numero uno di questa edizione è l’ex darling dell’Academy Jordan Peele, che dopo Us non riesce a ripetere neanche con NOPE il successo critico di Get Out. Se chiedete a me era già un’ingiustizia ai tempi del film precedente, discutibile ma potentissimo; figuratevi con questo

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Universal

3 - scontata ma bella la presenza di Brendan Fraser con The Whale tra i potenziali migliori attori. Meno scontata ma per me soddisfacente quella di Austin Butler, l’Elvis di Baz Lurhmann, un film che si è beccato una clamorosa lista di nomination-Luhrmann: costumi, trucco e parrucco, sonoro, production design…

4 - non chiedetemi spiegazioni sulla presenza ingombrante di Niente di nuovo sul fronte occidentale, un film di guerra come tanti

5 - capitolo migliori attrici: su dieci nomination (tra protagonista e non protagonista), tre vengono da AEIOUY. Michelle Yeoh in particolare mi sembra una vittoria già scritta. Io tifo per Ana de Armas in Blonde, perché voglio godermi le discussioni che ne seguirebbero sgranocchiando pop-corn

6 - capitolo migliori attori: non ho assolutamente idea di chi potrebbe vincere, ma segnalo che su dieci nomination, tre vengono da Gli spiriti dell’isola di McDonagh, che è quindi l’Everything Everywhere All At Once dei maschi

7 - James Cameron nominato per il miglior film ma non per la miglior regia è una scelta che mi spiego solo con un accidentale scambio di buste. Avatar 2 non è neanche lontanamente il miglior film dell’anno, ma quello che si vede anche solo nei 45 minuti finali è roba da fuoriclasse. Boh, comunque viva le balene spaziali

avatar 2

20th Century Studios

8 - manca il Guadagnino di Bones and all, ahinoi, e in generale c’è pochissima Italia

9 - il fatto che RRR sia presente è una gioia, il fatto che ci sia solo grazie a un tormentone è in qualche modo insultante

10 - Guillermo del Toro si porterà a casa un’altra statuetta grazie a Pinocchio

11 - leggo molte polemiche per la scelta di includere Glass Onion nella cinquina delle migliori sceneggiature non originali; l’argomento è una mia passione e mi piacerebbe intervenire, purtroppo non ho ancora visto Glass Onion. Se volete però possiamo discutere della presenza di quella di Top Gun: Maverick: vi posso già dire che è giusto così.

Stanlio Kubrick Scrivo di cinema, in particolare quello con i mostri, le esplosioni e i calci volanti, da prima della crisi dei mutui subprime del 2008.

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