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Si spegne a 78 anni Franco Cassano, sociologo del Pensiero meridiano

Professore dell'Università di Bari e tra i promotori della Primavera pugliese dei partiti progressisti si è spento stamattina

Addio a Franco Cassano, sociologo del Pensiero Meridiano e tra i promotori della Primavera pugliese dei partiti progressisti.

L’accademico è morto stamattina, e la notizia è stata comunicata dalla amata moglie Luciana.  Era stato fra i più giovani animatori della corrente di pensiero politico definita “école barisienne” con tra gli altri Beppe Vacca e Biagio De Giovanni, che negli anni Settanta rivoluzionò il dibattito nell’area del Pci. Era nato il 3 dicembre 1943 ad Ancona ed era da tempo malato.

Professore ordinario di Sociologia all'Università degli Studi di Bari Aldo Moro, ed era stato editorialista de l’Unità e l’Avvenire. Tra le sue opere più note "Il pensiero meridiano" e "L'umiltà del male”, entrambi scritti per la Laterza, “Modernizzare stanca” (per il Mulino). 

Nel 2003 era stato il punto di riferimento dell’associazione “Città Plurale”, laboratorio di civismo dal quale a Bari erano nate le proposte politiche che accompagnarono il successo di Michele Emiliano come sindaco alle comunali del 2004 e di Nichi Vendola come governatore nel 2005 (e pochi mesi prima nelle primarie contro Francesco Boccia).

E’ stato parlamentare per cinque anni (dal 2013 al 2018), eletto deputato nelle liste del Pd: alla Camera si dedicò alla politica internazionale, come componente della Commissione Esteri. Il suo ultimo messaggio politico è stato un documento di sostegno alla candidatura di Michele Emiliano nelle regionali di settembre.

IL CORDOGLIO DI EMILIANO - “Dall’età di venti anni sino ad oggi Franco Cassano ha attraversato la mia vita privata, istituzionale e politica con severa discrezione e affetto. Lo incontravo nel portone del condominio dove entrambi abitavamo scambiando sorrisi dolcissimi ed emozioni man mano che la mia vita di adolescente progrediva verso l’età adulta.

Dalle note a margine dell’esame di sociologia giuridica, agli anni in cui mi incoraggiava con immensa solidarietà quando mi vedeva entrare ed uscire di casa circondato dalla scorta che piantonava me e le nostre case.

Non sono mai del tutto entrato in confidenza con lui per il rispetto che nutrivo verso uno dei pochi Maestri della mia vita. Persino quando si è battuto nella Convenzione del Centrosinistra della città di Bari assieme a Cinzia Capano e ad altri per farmi candidare a sindaco di Bari, non ho mai avuto il coraggio di parlargli, piuttosto attendevo di sapere da lui, come sempre, se avesse rimproveri o suggerimenti da darmi. Non ho sempre soddisfatto tutte le sue aspettative, ma sono consapevole che senza il loro durissimo lavoro per far emergere la sinistra e la città dalla sudditanza politica e psicologica verso la destra padrona di Bari, il mio percorso politico non si sarebbe mai realizzato.

La nostra comune anima popolare, dovuta alle frequentazioni negate ad altri con l’anima dei quartieri di periferia, ci  consentiva di scambiare punti di vista diversi e di accettare reciprocamente le contraddizioni in cui, per sperimentare e innovare, rischiavamo di cadere.

Sono stato segretario e presidente del PD che lo candidò al Parlamento e non sono mancati contrasti e incomprensioni. Ma la consapevolezza di lui, e per conseguenza di me stesso, non ci abbandonava mai, anche quando la vita politica ci allontanava. Piango la scomparsa di un amico al quale non ho mai avuto la forza di confidare, per pudore, quanto sia stato importante. Mi illudo oggi con rimpianto che egli ne fosse comunque consapevole. Un grande intellettuale del Sud che a differenza di altri, ha tracciato una via che la politica ha realizzato, sia pure lasciandolo perennemente inquieto.

Io e Nichi Vendola sappiamo quanto gli dobbiamo e quanto di lui abbiamo disatteso, nella convinzione di essere stati sempre fedeli alla nostra terra al di là dell’ossequio e della convenienza. È stato un uomo che ha saputo leggere nel profondo la società e descriverne le opportunità. Le nostre vite sono cambiate rispondendo al suo appello, continuo, incessante, a realizzare una visione di bellezza, di amore verso il prossimo, di giustizia, di modernità senza dimenticare la Storia e la sua proiezione nella nostra anima. Non a caso la sua e la mia isola preferita è Itaca, dove in nome dell’eroe più spregiudicato e moderno, abbiamo coltivato la pretesa di conservare attraverso il mare gli odori e le favole del Mediterraneo”.

Sono le parole di cordoglio del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano per la scomparsa di Franco Cassano.

DECARO: IL SUD GLI DEVE MOLTISSIMO - «Franco Cassano ci ha insegnato a credere in quello che siamo e, soprattutto, in quello che possiamo diventare. Dire che ci mancherà è troppo poco. Oggi siamo tutti orfani. Addio Franco». Lo scrive su facebook il sindaco di Bari e presidente dell’Anci, Antonio Decaro, in occasione della morte del sociologo barese ed ex parlamentare del Pd. «Un intellettuale e un maestro - scrive Decaro - , un uomo dall’intelligenza originale e sorprendente, che come nessun altro ha saputo rivoluzionare i paradigmi del racconto del Sud e dell’essere meridionali. Un uomo a cui questa terra deve moltissimo. Un uomo di sinistra. Un uomo sempre di parte. Un uomo mai fazioso. Un uomo che riusciva a coniugare un pensiero solidissimo e profondo, con una straordinaria leggerezza». 

CAPONE: CON LUI SUD PROTAGONISTA - «Oggi perdiamo uno dei più grandi intellettuali degli ultimi 30 anni che il nostro Paese abbia conosciuto, Franco Cassano. È stato un fine pensatore, capace di rimettere al centro del dibattito il nostro sud, rifuggendo da letture classiche e stantie». E’ il ricordo della presidente del Consiglio regionale pugliese, Loredana Capone. «Un intellettuale dinamico e moderno - scrive su Facebook - al punto da innovare anche il concetto stesso di «intellettuale": ha messo a servizio del nostro territorio e del nostro Paese, un pensiero nuovo che andava di pari passo con la pratica, l’azione, l’impegno quotidiano. Lo ha fatto nelle aule universitarie, nelle strade delle nostre città e nelle istituzioni. Il suo «pensiero meridiano» ha avuto la forza di far tornare il sud non più oggetto delle riflessioni e dei progetti altrui, ma soggetto protagonista del proprio destino, capace di cambiare i paradigmi e di rimettere al centro la qualità della vita di tutte e di tutti. Franco è stato un vero nuovo faro per tutti noi che crediamo in un’Italia che può vivere una nuova fase di rilancio a partire dal suo sud». 

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