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Truffa a Gina Lollobrigida, i suoi beni in vendita all'asta: l'ex amministratore a processo a Roma - la Repubblica

Ha approfittato della fiducia riposta da Gina Lollobrigida per vendere 350 beni e opere custodite nella casa dell'attrice. Un patrimonio depauperato che però adesso è costato il processo all'ex amministratore delle società dell'attrice, Andrea Piazzolla, e al ristoratore Antonio Salvi, che ha provato a improvvisarsi intermediatore con la casa d'asta che avrebbe dovuto battere i pezzi della donna, classe 1927. Il giudice Monica Ciancio ha infatti rinviato a giudizio i due uomini che avrebbero approfittato della Lollobrigida, che già da diverso tempo è soggetta ad amministrazione di sostegno per via di quello che i medici hanno certificato come un "indebolimento della corretta percezione della realtà della vittima".

Truffa a Gina Lollobrigida. L'attrice ai giudici: "Mai detto che volevo vendere i miei beni" di Andrea Ossino 18 Maggio 2021
Secondo il sostituto procuratore Laura Condemi "Piazzolla, abusando del proprio ruolo di persona di fiducia nonché di ex amministratore delle società facenti capo alla vittima e di convivente, il Salvi fungendo da negoziatore e intermediario nelle operazioni di trasferimento dei beni nonché organizzando la falsificazione di documenti necessari alla commissione dei reati", recita il capo d'imputazione, "abusando dello stato di deficienza psichica, consistente in uno stato di particolare vulnerabilità e suggestionabilità e conseguente indebolimento della corretta percezione della realtà della vittima, tanto da essere stata sottoposta a regime di amministrazione di sostegno (...) inducevano Gina Luigia Lollobrigida, in arte Gina Lollobrigida a compiere atti da cui derivano effetti pregiudizievoli per il proprio patrimonio".

L'attrice sarebbe stata indotta a "credere che la traslazione dei beni in posto diverso dalla abitazione fosse solo finalizzata al deposito temporaneo degli stessi e a preservarli da eventuali aggressioni da parte dell'autorità giudiziaria". E per questo avrebbe firmato "3 mandati a vendere e affidare alla casa d'aste Colasanti, che ne predisponeva la successiva vendita all'incanto numerosissimi beni consistenti in cimeli, oggetti d'arte, antichità, preziosi, mobili di arredo, opere d'arte del valore minimo stimato di 300 mila euro".

La vicenda sarebbe venuta alla luce grazie alla denuncia presentata dall'amministratore di sostegno della Lollobrigida. Il successivo sequestro preventivo di 50 opere non sarebbe bastato a impedire agli indagati di proseguire nell'intento. E così sarebbe stato venduto a un signore francese un olio su tela "venere e amore" dal valore di 12 mila euro. Ma è stata interrotta la vendita di tavolini, specchi, sedie, armadi, candelieri, panche, un orologio a torre, sgabelli, fregi lignei, tappeti, marmi, busti, coppe, dipinti, opere della "scuola romana", di pittori fiamminghi e russi, una "Coppia di sculture raffiguranti mori", una "Piccola commode in legno laccato rosso" e un'altra serie di capolavori che fino a poco tempo prima erano custoditi nella casa di via Appia della Lollobrigida.

Si tratta di 350 opere tra cui anche una "coppia di sculture raffiguranti mori" del XVIII secolo, un "Piccolo commode in legno laccato rosso", un Abraham Brueghel del 1600, un'opera di Jan Davidsz De Heem", la "Madonna con bambino su sfondo di paesaggio" attribuita all'artista Francesco Raibolini. Un'altra truffa che la Lollobrigida potrebbe aver subito da parte di quello che considera come il suo uomo di fiducia, Piazzolla, già a processo per aver sottratto circa 3 milioni di euro all'attrice.

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