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La crescita degli stipendi preoccupa le banche americane

La crescita degli stipendi preoccupa le banche americane. Le aziende puntano al 'great raise' per sconfiggere la 'great resignation' e trattenere i talenti. Ma c'è chi teme un circolo vizioso dell'inflazione

La guerra per i talenti a Wall Street sta costando un sacco di soldi alle grandi banche, ma mentre le aziende si affrettano a elargire stipendi più alti per fronteggiare la great resignation, alcuni dirigenti cominciano a lanciare l’allerta: c’è il rischio che la situazione sfugga di mano e danneggi l’economia.

La Bank of America ha riferito di aver speso circa 36 miliardi di dollari per le retribuzioni l’anno scorso, con un aumento di circa il 10%. Allo stesso tempo, Goldman Sachs, i cui guadagni del quarto trimestre hanno deluso le aspettative degli analisti, ha spiegato di aver speso un significativo 33% in più per gli stipendi nel 2021.

L’inflazione pesa sui salari reali ovunque nell’economia, ovunque”, ha affermato il Ceo di Goldman Sachs David Solomon durante la call con gli analisti di martedì sugli utili trimestrali della banca.

E non sono solo le grandi banche a pagare salari più alti. Secondo l’ultimo rapporto mensile sul lavoro pubblicato qualche settimana fa, i lavoratori statunitensi impiegati in società private hanno guadagnato una media di 31,31 dollari l’ora a dicembre. Nell’ultimo anno, la retribuzione oraria dei lavoratori è aumentata del 4,7%. Il salario orario medio per i lavoratori nel settore della produzione è stato di 26,61 dollari, in aumento del 5,8% anno su anno.

Questo è ciò di cui si preoccupano gli economisti quando affermano che gli aumenti salariali sono un problema. Il prezzo di un’auto usata può anche scendere, ma l’aumento che la tua azienda ha appena concesso no. Quindi c’è una reale preoccupazione che questi salari più alti possano portare a un’inflazione radicata che va oltre i semplici problemi a breve termine della catena di approvvigionamento e quelli legati alla pandemia. Il timore è che le aziende entrino in un ciclo in cui basano i salari sull’impennata dell’indice dei prezzi al consumo, che a dicembre ha segnato un +7% nell’anno.

Molti economisti ed esperti finanziari si aspettano ancora che l’inflazione deceleri entro la fine di quest’anno, ma si sono sbagliati ampiamente per tutto il 2021. E con i datori di lavoro che vanno verso salari più alti, ci potrebbe essere un “circolo vizioso di compressione dei margini”, afferma Diane Swonk, capo economista presso la società di contabilità Grant Thornton.

“Una delle maggiori preoccupazioni della Fed è che quella cifra del 7% possa effettivamente essere ricompresa nei salari, dato l’insolito potere sul mercato che i lavoratori hanno oggi”, ha osservato Swonk in un evento virtuale del Peterson Institute for International Economics la scorsa settimana.

Non è che gli economisti non vogliano premiare i lavoratori, o non vogliono vederli ottenere guadagni salariali reali, ma, ha detto Swonk, una volta che le aziende lo fanno e l’inflazione decelera, si determina ancora più “inflazione spinta dai salari”. Ed ecco che i prezzi dei beni di consumo e dei servizi aumentano a causa dell’aumento della retribuzione.

Prendi i servizi per la casa, per esempio. A dicembre l’indice dei prezzi al consumo ha mostrato un aumento del prezzo, ma Swonk ha spiegato che non è cresciuto tanto quanto i salari, il che è una prova della compressione dei margini. Quando i margini delle aziende sono ridotti, tendono ad aumentare i prezzi per compensare.

“Questo è esattamente ciò che ti puoi aspettare di vedere quando c’è un’inflazione spinta dai salari”, ha osservato. Quindi ci sono i primi segnali che questo sta già accadendo in alcuni settori. La domanda, dice, è: gli Stati Uniti possono far cambiare la rotta prima che di finire fuori controllo?

L’articolo originale è su Fortune.com

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