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La riforma dei nuclei Alzheimer non convince i gestori delle Rsa del Vco

Al momento ci sono 38 posti tra Cannobio, Omegna e Premosello

La Regione sta lavorando a una riforma dei nuclei Alzheimer ma la revisione della presa in carico delle persone affette da demenza non convince i gestori delle Rsa. Vero che consentirà di istituire all’interno di tutte le strutture socio-sanitarie accreditate dei reparti per l’assistenza di questi pazienti, «ma così come è concepita la norma, saranno ben poche le case di riposo che potranno accoglierli» evidenzia Sergio Merletti, direttore dell’Opera pia Uccelli di Cannobio, designato dai colleghi come loro portavoce.

Oggi nel Vco esistono solo tre strutture dotate di nucleo Alzheimer. La Rsa di Cannobio, con un’ala da 20 posti, la Massimo Lagostina di Omegna con 10, e la residenza comunale di Premosello con 8. In tutto 38 posti, per i quali la retta per due terzi è a carico del sistema sanitario pubblico. Evidente che questo numero sia insufficiente al bisogno determinato da una malattia crudele, da cui non si guarisce e con casi in costante crescita, di pari passo con l’aumento della popolazione anziana.

«La riforma in atto porta a istituire dei Nat, Nuclei Alzheimer temporanei, dove la durata massima dei ricoveri, interamente a carico del sistema sanitario nazionale, sarà di 60 giorni» spiega Merletti. Le degenze nei Nat saranno finalizzate a definire cure per ridurre i disturbi comportamentali di questi pazienti. A fine ricovero, se ritenuti gestibili a domicilio, rientreranno a casa, altrimenti potranno essere seguiti in Ndc, Nuclei per il decadimento cognitivo. Qui i costi saranno per la metà a carico delle famiglie, come succede per quelli accreditati nelle Rsa.

Ma cosa non va in una riorganizzazione di questo tipo? «Per attivare questi posti speciali nelle Rsa - spiega Merletti - bisogna predisporre reparti in linea con determinati parametri di sicurezza e sorveglianza e che richiedono personale dedicato aggiuntivo. E noi non stiamo trovando infermieri e Oss neanche per il normale turn over». La Rsa che Merletti dirige è una Fondazione. «Una Onlus che non cerca il guadagno e che ora fatica a far fronte a tutte le spese. Gli stipendi rispondono a quelli previsti dai contratti collettivi nazionali del settore privato. Avessimo più disponibilità economica pagheremmo di più, senza dubbio, per essere attrattivi verso le professionalità che sono indispensabili» aggiunge il direttore dell’Opera pia.

Il nodo degli stipendi

Molte case di riposo esternalizzano la gestione a cooperative e i sindacati da anni lamentano gare d’appalto troppo al ribasso e puntano a un miglioramento degli stipendi delle operatrici socio-sanitarie (ce ne sono da 700-800 euro al mese).

Dall’altro canto i colleghi confederali si muovono in difesa delle famiglie che temono l’aumento delle rette, stabilite dalla Regione. Difficile far incontrare le diverse esigenze e intanto le strutture italiane patiscono la concorrenza della vicina svizzera, dove sono tornati ad assumere Oss (con salari triplicati rispetto a quelli italiani), e della stessa Asl, che nonostante tutto può offrire contratti più vantaggiosi delle Rsa.

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