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Non solo Covid, un monoclonale contro l'Alzheimer

“Somministrando per tre settimane nei modelli murini di Alzheimer l’anticorpo monoclonale 12A12, che neutralizza la proteina Tau alterata,
Cnr, Irccs Fondazione S. Lucia e Fondazione Ebri hanno dimostrato come un anticorpo monoclonale determini miglioramenti significativi nelle principali alterazioni prodotte dall’Alzheimer

Con la pandemia si sente spesso parlare degli anticorpi monoclonali per combattere il Covid ma ora ne sarebbe stato individuato uno che potrebbe agire contro l’Alzheimer.

Ecco cosa dice uno studio coordinato dall’Istituto di sistemi complessi e dall’Istituto di farmacologia traslazionale del Cnr, svolto in collaborazione con Irccs Fondazione S. Lucia e Fondazione Ebri.

L’ALTERAZIONE DELLA PROTEINA TAU

Tra i principali processi neuropatologici responsabili della malattia di Alzheimer, scrivono gli esperti, ha una grande importanza l’alterazione della proteina Tau, che tende ad accumularsi nel cervello dei pazienti affetti da questa patologia e ad aumentare col progredire della malattia.

IL MONOCLONALE CHE POTREBBE FARE LA DIFFERENZA

Lo studio ha mostrato l’efficacia dell’anticorpo monoclonale 12A12 contro questo processo. Roberto Coccurello del Cnr-Isc ha spiegato che secondo la ricerca, pubblicata sull’International Journal of Molecular Sciences, “l’anticorpo monoclonale 12A12 agisce contro un frammento tossico che si genera nella proteina Tau patologica, e così facendo produce un netto miglioramento e una regressione di alcuni deficit cognitivi di memoria, come quella spaziale o di riconoscimento, così come delle più gravi e importanti alterazioni neuropatologiche presenti in questa malattia”.

Questo anticorpo è stato sviluppato dal gruppo di ricerca coordinato da Pietro Calissano, a lungo collaboratore del premio Nobel Rita Levi-Montalcini, presso la Fondazione Ebri.

LO STUDIO

Ma l’importanza dei risultati raggiunti è data anche dalla modalità con cui sono stati ottenuti. “Nello studio – prosegue Coccurello – è stato utilizzato un modello murino non genetico della malattia di Alzheimer, che in quanto tale riproduce l’ampio ventaglio di caratteristiche neuropatologiche presenti nell’uomo nella forma non ereditaria della patologia, forma che rappresenta circa il 95% della totalità delle diagnosi di Alzheimer”.

I RISULTATI

“Somministrando per tre settimane nei modelli murini di Alzheimer l’anticorpo monoclonale 12A12, che neutralizza la proteina Tau alterata, abbiamo potuto dimostrare un significativo recupero dei deficit cognitivi di memoria, una riduzione di Beta amiloide (altra proteina il cui accumulo nel cervello caratterizza l’Alzheimer) e un ristabilimento di meccanismi molecolari legati all’azione dell’insulina nel cervello, che hanno poi favorito processi riparativi sia dei mitocondri sia dello stress ossidativo”, ha detto Giuseppina Amadoro del Cnr-Ift.

IL LEGAME TRA DIABETE E ALZHEIMER

È stata inoltre studiata una tossina che induce il diabete poiché “dati scientifici dimostrano che il rischio di sviluppare demenze e Alzheimer è maggiore in soggetti diabetici con instabilità glicemica e che un’alterazione della funzione dell’insulina nel cervello può innescare una serie di processi neuropatologici che ricalcano quanto osservato a livello neuroanatomico e molecolare nel cervello dei pazienti”, ha aggiunto Amadoro.

CONFERME E PASSI AVANTI

“Lo studio conferma l’effetto neuro-protettivo dell’anticorpo 12A12, già precedentemente validato in modelli geneticamente modificati di Alzheimer, aprendo così la possibilità al passaggio alla sperimentazione clinica di fase 1 sull’uomo”, prosegue Amadoro.

“Questi risultati rafforzano notevolmente il ruolo svolto dall’alterazione della proteina Tau come uno dei fattori patologici causa della malattia, mostrano la potenzialità offerta dalla sua neutralizzazione attraverso la terapia anticorpale ed estendono la loro influenza alla maggiore comprensione delle forme prevalenti della patologia, in cui spesso convivono disordini metabolici e declino cognitivo”, ha concluso Coccurello.

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