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Viagra, così il farmaco è in grado di ridurre il rischio di Alzheimer

Una ricerca americana dimostra che in quasi il 70% di chi ha assunto Viagra non si è sviluppata la malattia di Alzheimer: ecco cosa dicono gli studiosi ma perché, comunque, non si tratta di una cura definitiva

Il sildenafil, che universalmente è conosciuto come Viagra o pillola blu ed utilizzato per la disfunzione erettile, potrebbe riuscire a ridurre in maniera significativa il morbo di Alzheimer fino al 69%. La notizia, che apre un'altra breccia per la ricerca, è contenuta nella studio pubblicato su Nature Aging.

Viagra, cosa dice lo studio

Per combattere la malattia e trovare una cura definitiva, alcuni ricercatori dell'Ospedale di Cleveland hanno analizzato oltre 1.600 farmaci già in commercio i cui principi attivi interagissero con i target molecolari dell'Alzheimer: ebbene, al sildenafil è stato riconosciuto uno dei meccanismi più efficaci di una malattia che colpisce milioni di persone in tutto il mondo (un milione solo in Italia). Le cause scatenanti della malattia sono molteplici ma centrale è il ruolo malattia della proteina amiloide nel cervello. Come è noto, al momento non esiste una cura efficace per l'Alzheimer ma il risultato di questo nuovo studio accende una speranza.

«In effetti, nei soggetti che hanno assunto per sei anni il farmaco si è riscontrato quasi il 70% in meno di rischio di Alzheimer rispetto a chi non lo ha preso. Ma attenzione: il disegno dello studio non può dimostrare una relazione diretta tra l'uso del farmaco e il rischio di Alzheimer», ha affermato a Repubblica la prof. Federica Agosta, associato di Neurologia all'Università Vita-Salute San Raffaele e responsabile dell'unità di Neuroimaging delle malattie neurodegenerative dell'Irccs Ospedale San Raffaele. In pratica, si è visto che in gente sana che ha assunto il Viagra per cause di disfunzione erettile, nel 69% non si è poi mai sviluppata questa malattia ma attenzione, è ancora molto presto per poter dire che ci sia un rapporto di causa-effetto. «Quest’analisi apre la strada a nuove ricerche più approfondite», aggiunge l'esperta.

Sul possibile ruolo del sildenafil rispetto alla demenza si erano già concentrate altre ricerche in vitro e su modello animale (ma mai sull'uomo) che suggeriscono come questo farmaco «possa esercitare un effetto protettivo specifico nei confronti dell'Alzheimer sopprimendo l'azione dell'enzima beta-secretasi che partecipa alla formazione dei frammenti di beta-amiloide che sono causa di Alzheimer. Il sildenafil agirebbe quindi sui meccanismi che precedono la formazione della placca di amiloide», afferma la neurologa.

Le attuali cure contro la malattia

Ad oggi, purtroppo, la malattia si combatte soltanto con «gli inibitori delle colinesterasi (donepezil e rivastigmina) e della memantina, molecole che hanno una limitata azione clinica» che limita la malattia soltanto per un periodo di sei mesi. Ecco perché i malati ed i loro cari si aspettano terapie innovative per vincere contro questo mostro. Una mano d'aiuto importante può arrivare dagli anticorpi monoclonali, oggi molto conosciuti perché attivi nella lotta al Covid-19. Ottime notizie giungono anche sul fronte vaccino: a Boston ci sarà la prima sperimentazione di un vaccino nasale contro l'Alzheimer «ed ora arriva la notizia sul sildenafil che potrebbe invogliare la ricerca dello sviluppo di nuove terapie basate su questo principio attivo».

Come potrebbe agire il Viagra

Gli studiosi affermano che il Viagra, aumentando l'apporto di sangue al cervello, favorirebbe la neurogenesi, che è il processo di formazione di nuove cellule nervose e potrebbe «essere utile per le demenze in generale», aggiunge la neurologa, che spiega come su alcuni pazienti si sia osservato un aumentato afflusso di sangue al cervello pur non dimostrando un'efficacia clinica. «Nessuna conclusione può essere tratta sull'efficacia clinica e sulla progressione della malattia».

Quali sono i punti deboli

Trattandosi di una studio "di associazione", c'è da dire che il sildenafil è un farmaco controindicato in soggetti che soffrono di patologie cardiovascolari per i quali sarebbe impossibile questo tipo di cura ma sono proprio coloro i quali sono più predisposti all'insorgenza della malattia. Il Viagra, quindi, sarebbe appannaggio di chi non ha questi fattori di rischio, restringendo nettamente il campo di utilizzo. In ogni caso, in futuro potrà comunque fungere da farmaco preventivo e non curativo, due aspetti ben diversi, fermo restando le criticità per i pazienti che soffrono di cuore e pressione arteriosa elevata. La malattia colpisce attualmente un milione di persone in Italia e centinaia di milioni in tutto il mondo.

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