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Covid, l'immunologo Abrignani: “L'emergenza è finita, la pandemia no”

Secondo il docente dell'Università Statale di Milano e membro del Comitato tecnico scientifico è arrivato il momento di gestire il virus in modo ordinario

"La pandemia non è finita, ma la fase dell'emergenza sì, perché larga parte della popolazione è immunizzata e protetta dalle forme gravi di malattia, anche se meno dal contagio. Ora possiamo gestire con strumenti ordinari una cosa che resta seria". Ad affermarlo è Sergio Abrignani, immunologo dell'Università Statale di Milano e membro del Comitato tecnico scientifico. 

In merito alla possibilità di una quinta ondata, Abrignani spiega che "questo è un virus nuovo e imprevedibile. Quello che possiamo fare è continuare a monitorarlo bene per intervenire se serve. Ma generalmente con la bella stagione i virus respiratori si attenuano. Speriamo sia così anche in questo caso".

“Prima dei vaccini avevamo una letalità di un caso su 50. Ora con Omicron la letalità è di un caso su 500-1.000 quando a contagiarsi è un vaccinato ma è di uno su 100 tra i non vaccinati - afferma - Ma questa variante è anche il virus più infettivo che si sia mai visto circolare tra gli umani”, ricorda l'immunologo. Però, data la sua contagiosità, "è chiaro che con tante infezioni un numero elevato di ricoveri e morti si può ancora verificare. Ma dovrebbe comunque essere più contenuto dell'era pre-vaccini, perché tra vaccinati e guariti ora circa il 90% della popolazione ha un certo livello di immunità verso le forme gravi di malattia".

Anche il super Green pass verrà superato. Uno strumento che ha contribuito "a far vaccinare almeno un milione di persone", dice Abrignani. "Parliamo di almeno mille morti evitate", aggiunge.

Sulla possibilità di togliere, dal primo maggio, le mascherine al chiuso Abrignani risponde: "Obbligo o non obbligo io al chiuso continuerò a portarla. Arrivando l'estate e vivendo molto all'aperto tutto sarà più facile, ma ora al chiuso di una sala piena, con un ricambio d'aria relativamente basso, non penso che togliersela sia una buona idea". 

Sull'obbligo vaccinale, il componente del Cts lo manterrebbe "ma capisco che siamo arrivati al 90% di popolazione vaccinata, uno dei tassi più alti al mondo e tanti miei colleghi mi fanno osservare che chi non si è vaccinato finora ormai non lo farà più. Quindi tanto vale togliere quella che può essere vissuta come una coercizione ma continuare a fare opera di convincimento". 

Sulla quarta dose, "a parte i fragili, che già ora ricevono la quarta dose, per gli altri semmai si potrebbe pensare ad una nuova vaccinazione con antidoti aggiornati sulla variante dominate, come facciamo con l'influenza. Ma ripeto, ci dovranno guidare i dati che derivano dagli studi clinici".

Con la fine dell'emergenza, finisce anche l'esperienza del Cts. "Forse non avremo azzeccato tutto, ma un contributo lo abbiamo dato", conclude l'esperto.

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