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Sandman su Netflix, si avvera il sogno della Generazione X

È stato uno dei principali fumetti della Generazione X.

Una generazione (i nati suppergiù da metà anni Sessanta al 1980 circa) della quale non parla più nessuno, assente nel dibattito attuale fra Boomers (nati fra la fine della seconda guerra mondiale e inizio Sessanta) e Millennial (nati fra inizio Ottanta e metà Novanta).

Ma in realtà è quella che, per certi versi, è maggiormente presente nell’immaginario attuale di film e serie tv, basti pensare a ‹‹Stranger Things›› o ai tanti sequel di miti anni Ottanta come ‹‹Top Gun›› o ‹‹Ghostbusters››.

O, appunto, alla serie Netflix tratta dal fumetto di culto Sandman, che debutta il 5 agosto.

Creata dallo scrittore Neil Gaiman e pubblicata dalla DC Comics di Batman e Superman la serie Sandman ha rivoluzionato il mondo del fumetto americano: è stata la prima con tutti gli episodi raccolti in volume e progettata con un finale ben preciso.

Uscita fra il 1989 e il 1996 (ma con speciali e spin-off successivi) ha per protagonista Sogno, detto anche Morfeo o Sandman (l’Uomo della Sabbia del folklore inglese, la butta negli occhi della gente per farla sognare), il Signore del Reame dei Sogni. Fa parte degli Eterni, suoi ‹‹fratelli›› e ‹‹sorelle›› una sorta di personificazioni antropomorfe di sentimenti, atti e passioni degli esseri senzienti, tutti con il nome che inizia per D, oltre a Dream (Sogno, appunto), abbiamo Death (Morte), Destiny (Destino), Destruction (Distruzione), Desperation (Disperazione), Desire (Desiderio) e Delirium (Delirio).

Nella mitologia della serie gli esseri soprannaturali sono calati nella contemporaneità: dèi, ninfe, parche, vanno al bar, usano le auto e i computer. Death è una bella ragazza goth che indossa un ankh, una croce ansata, antico simbolo egizio della vita.

E lo stesso protagonista, forse condizionato dal mondo moderno, capisce che deve cambiare o morire: e infatti la serie termina con la sua morte, rimpiazzato da Daniel, altro aspetto del sogno.

‹‹Il tema principale però è la natura delle storie – ha detto Gaiman. – Mi piace il doppio significato della parola sogno: è quello che fai di notte con gli occhi chiusi, ma è anche le tue ispirazioni, le tue speranze, segui il tuo sogno››.

La prima stagione di ‹‹The Sandman››, composta da dieci episodi, adatta i primi due archi narrativi del fumetto, ‹‹Preludi e Notturni››, e parte del secondo, ‹‹Casa di bambola››.

L’idea è quella di adattare il fumetto alle tematiche degli anni Venti del secondo millennio. ‹‹Come sarebbe un personaggio se lo avessimo creato adesso?›› si è chiesto Gaiman.

Questa è, almeno in teoria, la ragione del cambio di genere e di etnia di alcuni personaggi.

La mascolina Gwendoline Christie (di ››Il Trono di Spade››), a quanto si è visto nei trailer, sembra comunque molto a suo agio nel ruolo del re dell’inferno Lucifer, androgino anche nel fumetto (dove il personaggio era ispirato a un giovane David Bowie), ed è anche un modo per differenziarlo da quello di ‹‹Lucifer›› serie tv, adattata da uno spin-off di Sandman, nella quale l’Angelo Caduto andava a fare il detective sulla terra ed era interpretato da un uomo, Tom Ellis.

Lascia più perplessi il fatto che il bibliotecario del Reame dei Sogni, Lucien, un austero signore, diventi Lucienne, una giovane donna di colore (l’attrice Vivienne Acheampong). Non per tanto il cambiamento di etnia e neppure di genere, ma per quello di età, probabilmente nella serie il rapporto fra Lucienne e Sogno sarà diverso da quello del fumetto.

Sono probabilmente ragioni legali ad aver mutato l’occultista inglese John Constantine in Johanna Constantine (interpretata da Jenna Coleman): i diritti di John Constantine sono della DC Comics, non di Gaiman, mentre la sua antenata Johanna era comunque apparsa nella serie su idea dello scrittore.

Se Morfeo nel fumetto era modellato sul look del leader dei Cure Robert Smith l’attore che lo interpreta nella serie, Tom Sturridge, sembra ispirato a un giovane Gaiman.

Il cambiamento che ha suscitato più polemiche è stato quello di Death: è diventata un’icona pop e nelle fiere del fumetto ci sono sempre tante cosplayer del personaggio, ma per il suo ruolo non è stata scelta una pallida ragazza caucasica (anche orientale, ad esempio, giapponese, sarebbe andata bene) bensì la nera Kirby Howell-Baptiste, davvero molto diversa dalla versione fumettistica.

Magari alla prossima stagione l’attrice cambierà (anche nel fumetto ci sono diverse versioni di Death), magari sarà comunque efficace questa versione, ma certamente qualche bella polemica social serve a far pubblicità alla serie, anche magari scontentando gli ex teenager della Generazione X innamorati di una affascinante pallidissima ragazzina goth.

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